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STUDIO DEL GRUPPO EUROPA

Innovazione, Meridione, Mediterraneo: una scelta d’indirizzo per le politiche europee

PRIMO DRAFT STUDIO – GRUPPO EUROPA – http://innovatorieuropei.wordpress.com 

Le scelte future per le regioni meridionali del nostro paese ma soprattutto della Campania debbono inevitabilmente confrontarsi con la collocazione geografica della regione; egualmente in base alle differenti scelte di sviluppo e innovazione attuate nel campo delle politiche locali in relazione al resto del bacino del Mediterraneo si apriranno prospettive differenti di crescita e sviluppo.

Accadimenti politici, significativi cambiamenti legislativi e sociali in alcune nazioni del Maghreb, tra tutte Algeria e Marocco, il significativo riaffacciarsi del Libano a un dialogo europeo, la richiesta d’ ingresso della Repubblica turca nell’Unione europea, nonché le più distanti ma certo incombenti vicende mediorientali dalla guerra irachena all’interminabile quasi insolubile conflitto tra Israele e Palestina: sono questioni centrali che avranno significative conseguenze sulle nostre aree meridionali .

E ‘ chiaro che una relazione stretta con tutta l’area del Maghreb e del vicino Oriente permetterà un’inversione di rotta rispetto al percorso che vedeva le società meridionali e mediorientali del Mediterraneo fuori inesorabilmente dai luoghi dei processi innovativi del futuro.

Maggiore democrazia, maggiore dibattito e conseguente libertà di confronto, ricerca e sviluppo nelle società mediterranee, il confronto competitivo con le scelte avanzate delle regioni catalane e francesi, modelli da seguire, ribalterebbero la previsione di unici centri di propulsione mondiale, incentrati su una inarrestabile avanzata indiana e cinese, collocata nelle aree asiatiche, contraltare di un acquisito declino euro-mediterraneo e dei paesi arabi mediorientali.

La ritrovata possibilità, non solo apparente , la voglia di affermazione di gruppi sociali nuovi, gli atti legislativi per rimettere in corsa la società locale, le stesse riforme del diritto di famiglia in Algeria, la recente promulgazione della Mudawwana ossia il nuovo diritto di famiglia che ha rivoluzionato la società marocchina, e soprattutto il nuovo regime del diritto del lavoro introdotto nel regno marocchino dal 2003, facendo crescere il P.I.L. del paese del + 5,5% possono essere alcuni esempi. Al di là delle cifre si tratta di segni non solo di una ritrovata possibilità di presenza e influenza nelle scelte di questi paesi con la partecipazione di professionalità e soggetti finora elusi o imbrigliati, si tratta anche della occasione di coinvolgere finalmente un mondo scientifico e intellettuale , stretto tra lotte terroriste e islamiste , e capace di alimentare una rinascita dello spirito di ricerca e sviluppo di pensiero della “scienza islamica”.

Ancor più questa relazione appare interessante e positiva, in termini di investimento e crescita delle comunità intellettuali e scientifiche, con ricadute positive per l’investimento e crescita delle risorse locali, anche con caratteri profondamente adatti ai contesti culturali e sociali in cui si sviluppano, liberando le potenzialità locali, se questa si fonda su modelli di collaborazione e scambio, tra le università i centri di ricerca e di eccellenza delle regioni meridionali e le aree in espansione del bacino MENA , regione del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena). Qui come nelle nostre regioni meridionali il tasso di disoccupazione è concentrato soprattutto tra i giovani e le donne, eppure sebbene in area MENA solo il 13% delle aziende siano di proprietà di donne, tuttavia , riportiamo una nota di Nadereh Chamlou, Senior Advisor della Banca Mondiale e co-autrice di un rapporto su come le diseguaglianze di genere influiscono le performance economiche dell’area Mena, le aziende possedute da imprenditrici hanno in media più impiegati e sono mediamente più grandi, rispetto a quelle dei colleghi maschi. Impiegano più donne, e dipendenti più qualificati e più istruiti. Sanno attrarre di più gli investimenti stranieri, esportano di più e gestiscono aziende che valgono di più di quelle degli uomini. Una prospettiva di incentivo innovativo e strategico che potrebbe essere egualmente vincente nelle regioni del meridione d’Italia.

E’ ampio dunque il giacimento di formazione ricerca che attende di sprigionarsi sulle altre sponde mediterranee, che si nutre degli apporti dell’esperienze della ricerca e delle ricerca e delle applicazioni positive insite nel sostrato e nella tradizione della scienza nel mondo musulmano, potrebbe anche con risvolti pratici, arginare una eguale fuga di intelligenze da queste terre travagliate, e trovare in un centro meridionale e mediterraneo, un corrispettivo dell’Istituto di scienze di Trieste, luogo di promozione delle culture e della ricerca mediterranea.

Naturalmente il Mediterraneo, non estende la sua influenza solo nell’area mediorientale. L’allargamento dell’Europa a est riconduce a una sua centralità anche le coste adriatiche e la relazione di queste con il cuore produttivo della Mitteleuropa, inserisce di nuovo molte aree dei Balcani che non si sentono escluse alla “attitudine” del pensiero e dell’ innovazione legate allo sviluppo contemporaneo di indirizzo scientifico europeo ma anche extraeuropeo o islamico.

Se oggi la prospettiva è che le nuove conoscenze sono opportunità, non pericolo o fonte di disuguaglianze, se esse sono decisive negli equilibri culturali sociali ed economici occorre governare con la politica questi processi. E’ compito del politico “governare la società nell’era della riproducibilità tecnica dell’uomo, della società multietnica e multiculturale, della ricomposizione degli equilibri tecnoscientifici planetari.

Acquisire coscienza che il problema esiste” e “soprattutto” in Italia finora è chiaro a pochi.

E’ sperabile che ciò possa divenire chiaro anche nel processo politico dei futuri cambiamenti e scelte ,con l’intento di permettere ai nostri “luoghi”, dai centri di formazione e di eccellenza delle università ma anche all’ imago sine re del polo tecnologico e multimediale di Bagnoli, un auspicabile centro di riferimento per il “nostro” Mediterraneo per promuovere sviluppo e lavoro qualificante, oltre che qualificato.

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