Significativamente Oltre

SERVONO LE REGOLE – GREGORIO GITTI

Da “Il Corriere della Sera” del 9 maggio 2007

“Servono le regole”

di Gregorio Gitti (presidente APD)

La confusione politica sul processo costituente del partito democratico alimenta incertezze nel pubblico degli appassionati al progetto, finché durano, e malcelata tensione tra gli aspiranti leader. Il rincorrersi di dichiarazioni polemiche e non sorvegliate sovverte spesso la logica degli assunti e delle conseguenze. Emergono autocandidature alla guida di un partito che ancora non c’è, si sovrappongono o invece si contrappongono formule comunque tautologiche come “assemblea costituente” o “congresso fondativo” senza chiarirne la sostanza, mentre si finge di litigare sulla relativa data di celebrazione.

Proviamo a mettere in ordine qualche concetto, formulando una proposta precisa. Per costituire un partito nuovo occorre disporre di uno statuto, ossia dell’insieme delle regole che ne disciplinano la vita e i rapporti tra i soci, e soprattutto di un progr amma. Evocare subito un congresso fondativo senza aver ampiamente condiviso questi strumenti fondamentali significa concepire in modo autoreferenziale la costituzione del partito: un gruppo ristrettissimo di maggiorenti cala dall’alto una proposta, imponendola ai singoli aspiranti soci, di questo passo, vien da pensare, sempre meno appassionati. Non è dunque strano che chi, all’interno dei vecchi partiti, nei mesi scorsi frenava oggi vuole correre.

Viceversa mi sembra necessario scolpire i passaggi che debbono condurre all’obiettivo, da tutti formalmente auspicato, di una ampia discussione e condivisione dello statuto e del programma del futuro partito. Raggruppamenti di cittadini dovrebbero competere sulla base di differenziate proposte politiche sia organizzative sia programmatiche nel comune alveo ideale disegnato dal manifesto dei saggi del febbraio scorso. Questo c onfronto competitivo dovrebbe poi sfociare nell’elezione, a metà del prossimo ottobre come si dice, di un’assemblea che approverebbe in modo definitivo lo schema statutario e il programma in modo da garantire democraticamente la successiva costituzione formale del nuovo partito. Solo dopo quindi e secondo le regole condivise si potrebbero eleggere i suoi organi dirigenti. Esattamente il contrario di ciò che vogliono e affermano i maggiorenti dei vecchi partiti.

Il problema più cospicuo al momento è comunque rappresentato dal sistema di elezione di questa assemblea. Sarebbe bene assicurarle la più ampia rappresentatività e perciò la rappresentanza di tutti i diversi raggruppamenti di cittadini secondo un metodo proporzionale. Le madri e i padri democratici, per esempio in numero complessivo di 1500, dovrebbero essere eletti in numerose circoscrizioni, quindi in ambiti territorialmente ristretti, in modo da garantire il diretto raccordo con i cittadini elettori, sulla base di liste concorrenti composta ciascuna al massimo da tre candidati, evitando in tal modo il mercato, spesso addomesticato, delle preferenze. Nel contempo si dovrebbe garantire la democraticità della compilazione della lista: a tal fine un’assemblea pubblica dei promotori delle liste concorrenti nella singola circoscrizione potrebbe scegliere i potenziali candidati, votandoli in una elezione primaria e in tal modo fissandone anche l’ordine di presentazione. Bisognerebbe infine assicurare un fondo di garanzia per tutti i raggruppamenti al fine di riconoscere risorse o servizi perequativi a tutti i candidati, ma su questo punto cedo volentieri la parola ai tesorieri dei vecchi partiti, notoriamente gelosi del loro ruolo e di ciò che ne consegue.

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