Significativamente Oltre

PARTENARIATO SOCIALE EURO MED

Il partenariato sociale, culturale e umano dell’area euro-mediterranea

di Giuliana Cacciapuoti – Facoltà di studi arabo islamici e del Mediterraneo “Università di Napoli l’Orientale” ed Innovatori Europei EUROPA

Abstract: Idee per dotare le regioni meridionali dell’area mediterranea di strumenti informativi e formativi al fine di ampliare e consolidare le opportunità di formazione professionale in una prospettiva di crescita occupazionale, della crescita sociale e civile e di nuovo welfare dell’area euro-mediterranea

E’ utile evidenziare il quadro europeo di riferimento. Nell’ambito delle attività europee due temi generali possono indirizzare la programmazione, il 2007 è stato l’anno europeo delle Pari Opportunità e il 2008 in corso è stato designato “ l’anno europeo per il dialogo interculturale.”

Quadro normativo e degli accordi internazionali di riferimento

Per quanto concerne gli accordi internazionali il principale punto di riferimento é la dichiarazione di Barcellona con la quale, sulla base degli orientamenti già definiti dai Consigli europei di Lisbona (giugno 1992), Corfù ( giugno 1994) e Essen ( dicembre 1994) e alle proposte della Commissione, l’Unione europea (UE) ha deciso di istituire un nuovo contesto per le sue relazioni con i paesi del bacino mediterraneo in vista di un progetto di partenariato. Questo progetto si è concretato in occasione della conferenza di Barcellona che ha riunito, il 27 e 28 novembre 1995, i quindici ministri degli Esteri degli Stati membri dell’UE e quelli dei seguenti dodici paesi terzi mediterranei (PTM): Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Autorità palestinese. Sono stati invitati anche la Lega degli Stati arabi, l’Unione del Maghreb arabo (UMA) e la Mauritania (in qualità di membro dell’UMA).
La conferenza ha gettato le basi di un processo che avrebbe dovuto portare all’istituzione di un quadro multilaterale di dialogo e di cooperazione tra l’UE e i paesi terzi mediterranei. In occasione di questo incontro, i 27 paesi partecipanti hanno adottato all’unanimità una dichiarazione e un programma di lavoro. La dichiarazione euromediterranea definisce, infatti, un quadro multilaterale che associa strettamente gli aspetti economici e di sicurezza e comprende, inoltre, la dimensione sociale, umana e culturale.

Il partenariato social culturale e umano ispiratore della proposta progettuale
Ai sensi della dichiarazione di Barcellona, si è convenuto di instaurare un partenariato in ambito sociale, culturale ed umano finalizzato al ravvicinamento e alla comprensione tra popoli e ad una migliore percezione reciproca. Il partenariato si fonda da un lato, sul delicato compromesso tra l’esistenza, il riconoscimento e il rispetto reciproco di tradizioni, di culture e di civiltà diverse su entrambe le sponde del Mediterraneo e dall’altro, sulla valorizzazione delle radici comuni. In tale ottica, la dichiarazione di Barcellona e il suo programma di lavoro pongono l’accento su :

– l’importanza del dialogo interculturale e interreligioso;

– l’importanza del ruolo dei mezzi di comunicazione di massa ai fini della conoscenza e della comprensione reciproca tra culture; 

– lo sviluppo delle risorse umane nel settore della cultura: scambi culturali, conoscenza di altre lingue, attuazione di programmi educativi e culturali rispettosi delle identità culturali;

– l’importanza del settore sanitario e dello sviluppo sociale e il rispetto dei diritti sociali fondamentali; 

– la necessità di coinvolgere la società civile nel partenariato euro mediterraneo e il rafforzamento degli strumenti della cooperazione decentrata per favorire gli scambi tra i diversi settori dello sviluppo; 

– la cooperazione nel settore dell’immigrazione clandestina e della lotta al terrorismo, al traffico di droga, alla criminalità internazionale e alla corruzione.

La proposta progettuale nell’ambito della programmazione europea

Nella valorizzazione della dimensione umana sociale e culturale rientrano le iniziative come il programma MEDA (I e II) che dal 2000 al 2006 ha finanziato per un ammontare di circa 5,3 miliardi di Euro programmi di cooperazione, di supporto tecnico e finanziario per riforme sociali ed economiche nei Paesi partner mediterranei.

MEDA ha sostenuto tra gli altri temi: 

– la partecipazione della società civile e delle popolazioni alla progettazione e all’attuazione dello sviluppo; 

– il rafforzamento della democrazia, dei diritti dell’uomo e dello Stato di diritto;

– la promozione degli scambi di giovani e della cooperazione culturale.

Inoltre, il programma MEDA ha appoggiato la cooperazione regionale, sub regionale e transfrontaliera attraverso gli scambi tra le società civili della Comunità e dei paesi terzi mediterranei nel quadro della cooperazione decentrata, attraverso la creazione di reti tra i soggetti della società civile (università, enti locali, associazioni, sindacati, mass media, imprese, organizzazioni non governative, ecc.).

La stessa Banca Europea di Investimento, soprattutto tramite il Fondo Euro-Mediterraneo d’Investimento (Facility for Euro-Mediterranean Investment and Partnership – FEMIP), dal 2000 al 2007 ha finanziato attività di sviluppo nei paesi membri del Partenariato per un ammontare di circa 6,4 miliardi di Euro.
Per il periodo 2007-2013, per quanto concerne l’area del Mediterraneo, il Programma MEDA è stato sostituito dall’ENPI: con una dotazione complessiva di circa 12 miliardi di euro, lo strumento Europeo di Vicinato e Partenariato (ENPI) è, con lo strumento di Pre-Adesione (IPA) e lo strumento di Cooperazione allo sviluppo (DCI), uno dei nuovi strumenti geografici che compongono il nuovo “pacchetto aiuto esterno” dell’Unione europea nel quadro della Rubrica 4 (“L’Unione europea come attore globale”) del Bilancio comunitario

Infine, in una riflessione generale sui temi della cooperazione sociale culturale e umana nell’ambito del bacino mediterraneo non si può non concludere sulla questione cruciale del futuro dell’Europa.

La necessità di un governo consapevole dei flussi migratori elemento necessario allo sviluppo dell’area.

L’ Unione non è stata ancora in grado di elaborare una politica comune europea sull’immigrazione, soprattutto in tema di integrazione culturale e sociale, i fondi predisposti e l’azione dedicata a questo scopo è stata approvata solo dal giugno 2007, ieri praticamente. Oggi l’Europa non gestisce l’immigrazione, la UE dovrebbe seguire la strada di accordi bilaterali tra stati UE e non UE anche con l’ipotesi di avere flussi migratori temporanei, anche per darsi il tempo di poter gestire le migrazioni nelle 3 fasi temporali a 3 velocità: velocità economica (immediata) velocità logistica( a medio termine casa/istruzione) velocità psicologica e culturale di lungo periodo. Inoltre occorre considerare i ruoli di nazioni di recente entrate nella UE, es.Romania e Polonia, delle nazioni UE datrici di lavoro soprattutto nel Nord Europa, il ruolo dei paesi di transito, in qualche modo ancora Spagna Italia e Portogallo e i paesi di transito non UE, verso l’Europa la Libia. Il domani alla luce di questo deficit purtroppo non è incoraggiante.

Una proposta politica, coniugata anche a valori etici di collaborazione e sostegno a realtà più deboli, deve fare riferimento però a idee e politiche innovative: rete di relazioni progetti e cooperazioni che si fondino su sviluppo ricerca, formazione e azioni del saper fare, investendo significative risorse sul capitale umano emergente e capace di “inventare” un nuovo modello di cooperazione economica e umana.

PREMESSA

La Regione Campania che vanta una popolazione in giovane età più ampia rispetto al resto dell’ Europa, ha una grande opportunità: la Regione Campania e altre regioni “Euromed” dell’Italia Meridionale, con simili caratteristiche potrebbero contare su un grande vantaggio competitivo nel prossimo futuro purché le Istituzioni locali siano in grado di offrire ai giovani dell’area e in particolare del loro territorio di origine, opportunità significative.

In considerazione di quanto detto nel quadro di riferimento generale, e alla luce della richiesta specifica trasmessa a questo Ente XXXXXXXXXXXX da XXXXXXX nella quale enumerando tutte le questioni precedentemente illustrate, richiedeva specificamente l’elaborazione di un progetto esecutivo che avesse quale obiettivo principale la realizzazione di solide significative stabili e produttive relazioni, alla luce di tutti gli accordi citati, con i paesi del bacino del Mediterraneo, in particolare in ambito delle politiche rivolte alla fasce in formazione dell’area in oggetto, si ritiene dunque necessario considerare i giovani come risorsa su cui investire, non trascurando il loro ruolo di cittadini/e consapevoli, critici e attivi, protagonisti dello sviluppo complessivo della società.
In questo contesto si comprende bene il valore e il significato dell’investimento nel capitale umano.

E’ la prima condizione per costruire rapporti duraturi di carattere culturale, politico ed economico, oltre che per facilitare tutte le partnership.

I contatti a livello locale promuovono interessi comuni e rafforzano la democrazia locale e la società civile.

Altrettanto rilevante, come nel caso nell’investimento nelle risorse per la gioventù di ambito Euromediterraneo, è l’importanza di organizzazioni come, ad esempio, le “Euro-regioni” che promuovano la cooperazione a livello regionale e locale e la cooperazione a livello locale attraverso strumenti quali i gemellaggi tra regioni con caratteristiche simili e trovino tra loro elementi di convergenza.

L’Europa allargata annovererà 75 milioni di giovani tra i 15 e i 25 anni. Anche se eterogenei (in termini di accesso al mercato del lavoro, di istruzione, di vita familiare, di reddito, ecc.), i giovani rivendicano la loro condizione di cittadini con i loro diritti e i loro obblighi. Investire nella gioventù significa investire nella ricchezza delle nostre società di oggi e di domani. Si tratta di una delle chiavi del successo per l’obiettivo politico definito dal Consiglio europeo di Lisbona: fare dell’Europa “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”.
Peraltro, mentre sotto l’effetto congiunto di un tasso di natalità ridotto e di una maggiore longevità le nostre società stanno invecchiando e tra il 2000 e il 2020 la proporzione delle persone tra i 65 e i 90 anni di età passerà da 16 a 21% della popolazione complessiva, in Campania la popolazione in giovane età è più ampia rispetto al resto del paese Italia: già nel 2003 si registrano 78 anziani per ogni 100 giovani in Campania, contro i 132 del resto del paese (e i 98 nel Mezzogiorno).
Ciò può costituire in futuro un vantaggio in termini di minore impatto dell’invecchiamento della popolazione e di maggiore disponibilità di forza lavoro, laddove si riuscisse a trattenerla sul territorio. Gli indicatori relativi al grado di istruzione della popolazione – pur attestandosi in alcuni casi al di sotto dei dati di confronto (Italia/ Mezzogiorno) – hanno registrando nel corso dell’ultimo decennio significativi miglioramenti: il tasso di partecipazione alla scuola secondaria superiore è aumentato di circa il 20% (87,3% nel 2003), anche il livello di scolarizzazione della popolazione in età compresa tra i 15-19 anni è migliorato portandosi al 95,2 nel 2003.
Efficaci azioni pubbliche hanno consentito una sostanziale riduzione della dispersione nelle scuole elementari, ma rimane elevata la dispersione nelle scuole medie in relazione alla quale la Campania detiene il primato tra le regioni italiane.

La regione mostra comunque una relativa capacità di ritenzione e remunerazione del capitale umano, come si evince dal fatto che mediamente i giovani a più elevata scolarizzazione e qualificazione tendono a rimanere in regione molto più dei giovani con gradi intermedi di istruzione.

Visto l’alto livello di istruzione dei profili curriculari richiesti nel contesto della globalizzazione e dell’economia della conoscenza, risulta necessario rafforzare l’istruzione, la alta formazione e migliorare il patrimonio di competenze necessario a sostenere la crescita del capitale umano della regione.

Diversi i settori di attività che riguardano direttamente o indirettamente la gioventù: la lotta contro la discriminazione, la cittadinanza europea, l’occupazione, la lotta contro l’esclusione sociale, l’istruzione, la formazione professionale, la cultura, la salute, la protezione dei consumatori, la libera circolazione delle persone, la protezione dell’ambiente, la mobilità dei giovani ricercatori, la cooperazione allo sviluppo e la lotta contro la povertà. Al di là delle politiche generali e settoriali che interessano i giovani, si è sviluppato anche un altro tipo di attività che favorisce la mobilità, gli incontri interculturali, la cittadinanza, il volontariato ecc. In tale contesto, e sulla base dell’articolo 149 del Trattato, l’Unione ha attuato una serie di azioni tra cui il programma GIOVENTÙ.

L’AGENDA DI LISBONA

Nel marzo del 2000 si è tenuto a Lisbona un Consiglio Europeo straordinario dedicato ai temi economici e sociali dell’Unione Europea. In tale sede sono state introdotte importanti novità nella guidance delle politiche economiche degli Stati membri e dell’area nel suo insieme.

Innanzitutto, viene rivendicato il ruolo cruciale del Consiglio Europeo nel definire le priorità di policy a livello comunitario. In secondo luogo, viene definito un obiettivo strategico decennale e una strategia per attuarlo, la cosiddetta “Strategia di Lisbona”.

Infine, viene delineato un processo di coordinamento economico europeo in grado di rafforzare l’attuazione della strategia; tale processo prende avvio, ciascun anno, dal Consiglio Europeo di Primavera e si sviluppa nell’arco dell’intero anno tentando di conciliare i lavori delle diverse formazioni del Consiglio dell’Unione Europea.

L’obiettivo posto a Lisbona è molto ambizioso e si propone, in dieci anni, di far divenire l’Europa “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.
Uno degli obiettivi primari è “MODERNIZZARE IL MODELLO SOCIALE EUROPEO INVESTENDO NELLE PERSONE E COSTRUENDO UNO STATO SOCIALE ATTIVO”.

Le persone sono la principale risorsa dell’Europa e su di esse dovrebbero essere imperniate le politiche dell’Unione. Investire nelle persone e sviluppare uno stato sociale attivo e dinamico sarà essenziale per la posizione dell’Europa nell’economia della conoscenza, nonché per garantire che l’affermarsi di questa nuova economia non aggravi i problemi sociali esistenti rappresentati dalla disoccupazione, dall’esclusione sociale e dalla povertà.

In particolare, quello della gioventù è un ambito in cui vanno applicati i seguenti principi di provenienza comunitaria:

– Apertura: assicurare un’informazione e una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, formulata nel loro linguaggio.

– Partecipazione: assicurare la consultazione dei giovani e promuovere la loro partecipazione alle decisioni che li riguardano e, in linea generale, alla vita delle loro collettività.

– Responsabilità: sviluppare una cooperazione nuova e strutturata onde attuare, al livello di responsabilità appropriato, soluzioni concrete in risposta alle aspirazioni dei giovani.

– Efficacia: valorizzare la risorsa costituita dalla gioventù perché possa meglio rispondere alle sfide della società, contribuire al successo delle diverse politiche che la riguardano e costruire l’Europa di domani.

– Coerenza: sviluppare una visione integrata delle diverse politiche che riguardano la gioventù e dei diversi livelli d’intervento pertinenti.

Nella nuova prospettiva europea, i giovani hanno un ruolo chiave e non possono essere esclusi dal fondamentale processo di costruzione dell’U.E..

Occorre rivolgere una particolare attenzione alle politiche giovanili, favorendo un maggiore coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali e nell’elaborazione delle politiche per lo sviluppo. Bisogna, tuttavia, sottolineare che il modello di sviluppo da adottare non è quello di considerare i giovani prevalentemente come problema sociale da affrontare, ma come risorsa produttiva su cui investire, non trascurando il loro ruolo di cittadini consapevoli, critici e attivi, che dovrebbero essere protagonisti dello sviluppo complessivo della società. Un rapporto europeo definisce lo sviluppo sostenibile come “uno sviluppo che consente di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali pensando alle generazioni future” e si fonda su tre pilastri fondamentali: il sociale, l’economico e l’ecologico. Questi pilastri hanno acquisito un ruolo trainante e determinante nelle dinamiche della programmazione delle azioni per lo sviluppo a livello internazionale, comunitario, nazionale e locale. Ma l’idea strategica dello sviluppo sostenibile di fatto deve comprendere la dimensione culturale come motore di sviluppo: quarto pilastro ineludibile per investire più incisivamente sui giovani in una prospettiva durevole. Giovani, dunque, intesi come risorsa umana, prima che economica, in grado di sviluppare autonomamente le loro potenzialità e valorizzare la loro identità culturale in un ottica interculturale.

Il Libro Bianco : punto di partenza per una politica sulla Gioventù

Il Libro bianco della Commissione europea «Un nuovo impulso per la gioventù europea», presentato il 21 novembre 2001, ha il merito di considerare i giovani come la principale risorsa del nostro futuro: risorsa intesa prima di tutto in senso umano e poi in senso economico. Il Libro Bianco sottolinea l’importanza e l’urgenza di “considerare la gioventù come una forza nella costruzione europea e non come un problema da gestire”. Suggerisce, inoltre, di “inserire la dimensione gioventù nell’insieme delle politiche”, consentendo di attuare politiche trasversali ed integrate, che mirino a favorire la partecipazione attiva dei giovani in tutti i processi decisionali, in modo da renderli protagonisti della costruzione dell’Europa dei popoli e dei cittadini. Un’Europa in cui la qualità della vita preveda un sistema dove la sostenibilità economica va di pari passo con la sostenibilità sociale, culturale ed ecologica. Il Libro Bianco anticipa quindi il concetto di sostenibilità, coniugandolo alle politiche giovanili e propone alcune fondamentali parole chiave, tra cui prioritarie appaiono l’informazione e la partecipazione.

L’informazione e la partecipazione.

La Risoluzione del Consiglio dell’U.E. del 25 novembre 2003 in materia di obiettivi comuni sulla partecipazione e informazione dei giovani (2003/C 295/04) ha confermato l’importanza delle priorità «partecipazione e informazione dei giovani». Lo ha fatto nel prendere atto: 1) del Libro bianco della Commissione europea, che prospetta un nuovo quadro per la cooperazione europea in materia di gioventù; 2) della risoluzione del 27 giugno 2002, che nel definire un nuovo quadro di cooperazione in materia di gioventù, ha sottolineato che le politiche e le iniziative che riguardano i giovani, sia a livello nazionale che europeo, tengano in considerazione questioni quali le esigenze, la situazione, le condizioni di vita e le aspettative dei giovani; 3) della comunicazione della Commissione [COM(2003) 184 defin.] dell’11 aprile 2003 che ha proposto un insieme di obiettivi comuni per la partecipazione e l’informazione dei giovani, del Consiglio del 5 maggio 2003.

La partecipazione

La partecipazione si declina con lo sviluppo della partecipazione dei giovani, mettendo in atto e appoggiando azioni che favoriscano l’esercizio di una cittadinanza attiva e rafforzando la loro partecipazione effettiva alla vita democratica, mediante:

1. ampliamento della partecipazione dei giovani alla vita civile della loro comunità;

2. ampliamento della partecipazione dei giovani al sistema della democrazia rappresentativa;

3. maggior sostegno alle varie forme di apprendimento della partecipazione.

Precipitato dell’elemento partecipazione risulta essere il coinvolgimento dei giovani nella vita pubblica.
In linea di massima, i giovani vogliono promuovere la democrazia e soprattutto esserne gli attori. È emersa però una certa diffidenza rispetto alle strutture istituzionali. I giovani si identificano meno che in passato nelle strutture tradizionali dell’azione politica e sociale (partiti, sindacati) e la loro partecipazione alle consultazioni democratiche è debole. Le organizzazioni dei giovani risentono anch’esse di questa situazione e avvertono il bisogno di rinnovarsi.

Ciò non significa affatto che i giovani si disinteressino alla vita politica. La maggior parte di loro dimostra una chiara volontà di partecipare e di influenzare le scelte della società, ma secondo forme d’impegno più individuali e più specifiche, al di fuori delle vecchie strutture e dei vecchi meccanismi di partecipazione. Spetta alle autorità pubbliche colmare il fossato che separa la volontà di espressione dei giovani e le modalità e le strutture offerte a tal fine dalle nostre società, se non vogliono alimentare il deficit di cittadinanza o addirittura incoraggiare la contestazione.

I giovani affermano il loro ruolo di cittadini responsabili. A questo titolo desiderano essere maggiormente associati alla vita della collettività e vogliono pronunciarsi sulle tematiche più svariate. Questa volontà di partecipazione deve potersi esprimere a diversi livelli – da quello locale a quello regionale – e la partecipazione dei giovani non può essere limitata alla sola consultazione e ancor meno a sondaggi d’opinione, ma deve includere i giovani nel processo decisionale. L’Europa, peraltro, chiede che si debba incoraggiare la partecipazione, senza escludere nessuno e questo significa che la si dovrà agevolare per tutti coloro che incontrano più difficoltà e aprire maggiormente le strutture attuali ai giovani non appartenenti a organizzazioni.

Corollario indispensabile allo sviluppo di questa cittadinanza attiva è quello dell’informazione, che è un ambito da cui i giovani si attendono molto: consapevoli che i campi da coprire sono ampi (occupazione, condizioni di lavoro, alloggi, studi, salute ecc.) e che vanno al di là di un’informazione sui programmi comunitari, le loro aspettative vertono in primo luogo sul riconoscimento del fatto che c’è un bisogno da soddisfare. I principali punti da sostenere e incoraggiare sono:

– promuovere studi e indagini, raccogliere dati e diffondere informazioni relative alla condizione giovanile, in tutti i suoi aspetti;

– valutare l’impatto sulla condizione giovanile delle politiche regionali;

– curare iniziative tendenti a innalzare i livelli della formazione, favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei giovani, incentivare lo sviluppo di forme di imprenditorialità giovanile;

– esercitare un’azione di impulso e di supporto nei confronti dei singoli Assessori, volta a favorire l’adozione di provvedimenti di loro competenza e conseguire una politica coordinata a favore dei giovani;

– promuovere l’adempimento di convenzioni internazionali, direttive e regolamenti comunitari, concernenti settori a forte impatto per la condizione giovanile nell’ambito delle proprie competenze.
La partecipazione è realizzata in prima battuta attraverso i Forum regionali della gioventù cui è data facoltà di predisporre gli opportuni strumenti di informazione rivolti ai giovani.
Obiettivo deve essere il dialogo con il Forum Europeo della Gioventù, fondato nel 1979 per rappresentare le organizzazioni giovanili a livello europeo e per avviare un dialogo con i giovani. È composto dai consigli giovanili nazionali degli Stati membri dell’UE e da organizzazioni giovanili internazionali non governative.
Intrattiene contatti continui e comunicazioni con i membri, che riuniscono complessivamente milioni di giovani, e con i giovani a titolo personale. Persegue l’obiettivo di allargare la propria rappresentanza. Il Forum ha acquisito competenze significative nel settore dell’animazione della gioventù, della politica della gioventù, dei settori non governativi della gioventù e delle questioni della società civile. È rappresentato nei gruppi di lavoro della Commissione europea e partecipa alla selezione dei progetti nel quadro del programma GIOVENTÙ.
Le aree regionali dunque devono aver cura di iniziative tendenti a innalzare i livelli della formazione, favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei giovani, incentivare lo sviluppo di forme di imprenditorialità giovanile, e conseguire una politica coordinata a favore dei giovani, anche promuovendo l’adempimento di convenzioni internazionali, direttive e regolamenti comunitari concernenti settori a forte impatto per la condizione giovanile nell’ambito delle proprie competenze.
Alla luce di tutti gli accordi euro mediterranei e seguendo le linee guida del trattato di Barcellona, lo sviluppo delle risorse umane nel settore della cultura, dagli scambi culturali, la conoscenza di altre lingue, attuazione di programmi educativi e culturali rispettosi delle identità culturali, riveste un ruolo significativo e strategico sul piano delle relazioni per la cooperazione e la collaborazione in senso più ampio nel bacino del Mediterraneo; rilevante è la necessità di coinvolgere la società civile nel partenariato euromediterraneo; il rafforzamento degli strumenti della cooperazione decentrata per favorire gli scambi tra i diversi settori dello sviluppo rende necessario considerare i giovani come risorsa su cui investire, non trascurando il loro ruolo di cittadini consapevoli, critici e attivi, che devono essere protagonisti dello sviluppo complessivo della società.

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