Significativamente Oltre

FARE CULTURA CON LE ICT

Determinismo utopico e determinismo distopico, qual è la giusta via di mezzo? Alcune considerazioni sul proprio modo di porsi di fronte alle Nuove Tecnologie (atteggiamento iniziale, atteggiamento attuale, possibili sviluppi futuri).

di LAURA TUSSI

Le tecnologie informatiche vengono presentate come capaci di indurre delle trasformazioni radicali nello spazio in cui vengono introdotte.
Le reazioni a questa innovazione negli strumenti di comunicazione ed elaborazione delle conoscenze vengono classificate come deterministiche, in quanto considerano le tecnologie in grado di apportare ipso facto delle innovazioni nel processo di insegnamento/apprendimento. In questo ambito vengono ulteriormente distinti due atteggiamenti determinismo utopico, che assume che le modifiche indotte abbiano una valenza necessariamente positiva, e produce atteggiamenti affini al fanatismo filo-tecnologico determinismo distopico, che giudica l’innovazione tecnologica come una minaccia per l’umanità, e genera atteggiamenti di tipo irriducibilmente conservatore problematiche, che accettano il nuovo senza rinunciare ad un approccio critico-progettuale.
La distinzione tra i due tipi di reazioni, in cui la prima opzione ricalca quella tra apocalittici e integrati di U. Eco, ci sembra necessiti di ulteriori articolazioni, in quanto trascura la variabilità del grado di padronanza degli strumenti informatici. Questo fattore può influenzare in modo profondo la percezione della loro utilità e applicabilità al contesto didattico e alle esigenze della vita quotidiana. Si può essere “deterministi utopici”, ma sufficientemente padroni delle tecnologie e dei loro risvolti per farne un uso consapevole; e viceversa ecc.

Più interessante ci appare la sottolineatura del concetto di sapere tecnologico, che constata l’irrompere nella tradizionale distinzione scolastica e idealistica tra “sapere” e “tecnica” di un sapere diffuso, non settoriale, che modifica gli atteggiamenti e i comportamenti di apprendimento, che si trasforma in “cultura” e contribuisce a migliorare la qualità dell’istruzione.
Nella nostra esperienza, questi assunti trovano in effetti delle conferme. Anche le discipline umanistiche stanno fruendo in misura sempre più cospicua delle possibilità offerte dai nuovi media. Affinché tali trasformazioni abbiano un esito didattico positivo è comunque necessario un alto grado di consapevolezza delle tecnologie adoperate, che altrimenti possono pericolosamente trasformarsi in feticci autosufficienti e fini a se stessi.

UN MODO CREATIVO DI PORSI DI FRONTE ALLE NUOVE TECNOLOGIE. EDUCARE ALL’INTROSPEZIONE E ALL’INTERIORITA’.

Laboratorio di didattica autobiografica. Scrittura riflessiva e narrazione di sè

Premessa

Mi sono sempre posta di fronte ad internet e in genere alle innovazioni tecnologiche per fare ricerca, in ambito scolastico e per svolgere una mia attività parallela a tutto ciò che è scuola, ma non per questo scindibile. Questa semiprofessione od hobby o interesse è da me definito giornalismo culturale e divulgativo e ormai da anni mi servo delle ICT per divulgare notizie, per scrivere, per portare avanti una mia personale ricerca…che per esempio nella scuola trova un ampio raggio di applicazione.

Introduzione

La scrittura di sé, della propria storia di vita o autobiografismo (dal greco autobiograjh)??consiste essenzialmente in una pratica pedagogica, comunicativa, di lunga tradizione, già utilizzata, in tempi antichi da Marco Aurelio, S. Agostino, Pascal, Rousseau ed, in seguito, anche da tutta la letteratura femminile relativa alla tematica di emancipazione della donna nel ‘900 (Cfr. De Beauvoir, Cardinal, Aleramo, Weil).
Il metodo (auto)biografico inizia a svilupparsi come corrente educativa, in situazioni di grande povertà e miseria esistenziale, intorno alla figura dello studioso Paulo Freire, che approntava una nuova pedagogia sociale, “della strada”, raccogliendo e utilizzando le tragiche storie di vita dei campesinos nelle favelas brasiliane (anni ‘60 e ’70). Letteratura personale attiva, racconto in prima persona è l’autobiografia (dal greco), oppure letteratura personale passiva o biografia, quando gli autori scrivono storie di vita altrui.
Il racconto, la narrazione della personale storia di vita emancipa il soggetto da ogni rischio di manipolazione, di “revisionismo storico” della propria esistenza. L’autobiografia risulta un metodo pedagogico ricognitivo che pone una storia di fronte al legittimo autore, ricostruendo e rimembrando una memoria personale, nel desiderio di autorappresentazione che genera uno specchio di eventi condivisi da altri. Il segreto dell’altruità e alterità a cui attende il biografo consiste nella capacità di essere nel “qui e ora” e nei topoi del passato, ingenerando e suscitando la reminescenza di sé (anamnesi), in una prospettiva di bi-locazione cognitiva: capacità di scoprirsi dotati della possibilità di “dividersi senza perdersi”, nel rimembrare ri-evocativo degli eventi. L’autobiografia non rappresenta solo la sede del ritorno a ciò che si è stati in passato, ma il desiderio di nuove esplorazioni nei meandri dell’esistenza, dove la memoria risulta depositaria dell’esperienza, consentendo al ri-cordo di prendere forma.
La narrazione di sé consiste in un metodo cognitivo che include la memoria, la reminescenza nella prospettiva di percorso auto ed etero-educativo per una autodidattica dell’intelligenza, nel cui ambito la retrospezione attua un’educazione della mente attraverso il pensiero attivo, evolutivo, prima condizione per un lavoro di scavo interiore, introspettivo.
Raccontare la propria biografia educativa, in una nuova prospettiva didattica dell’intelligenza, attraverso il metodo autobiografico finalizzato allo sviluppo cognitivo del discente (soggetto), significa riappropriarsi di un personale potere autoformativo (facoltà di dominio), confrontando, anche in ambito scolastico, le esperienze di educazione istituzionale con processi di autoformazione, emergenti da diversi tipi di legame emotivo/affettivo con gli altri, le cose, se stessi.
L’autobiografia educativa possiede un valore regolativo, perché esplicita al soggetto narrante le modalità per cui ha acquisito, tramite processi cognitivi di apprendimento, nozioni e capacità (apprendimento cognitivo). L’autonarrazione risulta una presa di distanza per rivedere e verificare lo sviluppo evolutivo personale e raccontarlo all’alterità/altruità, in una prospettiva di riappropriazione della responsabilizzazione individuale rispetto alla propria autoformazione.
L’attenzione per i processi mentali non deve rappresentare un’occasione episodica in ambito didattico, ma un’occupazione costante di ogni singolo docente, per esplicitare al discente quali operazioni mentali compiere al fine di risolvere compiti e problemi di natura teorica e pratica.
Il nostro modello di attività mentale è sistemico: ogni manifestazione del pensiero può essere studiata solo in correlazione con le altre.
“Pensare” significa mettere in relazione diverse componenti del pensiero, nella loro intrinseca dinamicità e interattività, in una prospettiva di rivalutazione della natura processuale e dinamica dell’esistenza mentale.
L’intelligenza è l’identità stessa del soggetto: significa approssimarsi all’”altro”, al suo modo di attribuire senso e significato alla realtà: le cose, gli altri, il mondo, se stessi. Secondo Bruner l’intelligenza è ricerca continua di significati per “leggere dentro” ai vari aspetti ontologici dell’esistenza.
Il potenziale intellettivo è contrassegnato da una macro-attività: il potere metacognitivo. Il soggetto intelligente per assolvere al compito di significatore della realtà, utilizza tutte le risorse a disposizione, quindi la facoltà metacognitiva, per poter descrivere il lavoro della mente rispetto ai singoli domini mentali, potenziandoli attraverso la pratica intellettiva.
Dominio autocognitivo – (esercizio rimemorazione, pensiero retrospettivo) consiste nell’e-vocazione del proprio passato attraverso l’introspezione, in un’attività autocognitiva.
Dominio estatico – (attesa estatica) implica l’uscita da sé, accogliendo tutte le sensazioni che derivano dalle percezioni, limitandosi, metacognitivamente, a descrivere ciò che si percepisce.
Dominio eterocognitivo – (pensiero costruttivo) dove la cognizione lavora sugli altri, verso le cose esterne, con cui la mente organizza il reale, mediante classificazioni, attraverso un pensiero costruttivo.
Dominio interpretativo – (pensiero categorizzante) utilizza modalità metaforiche, immagini simboliche per interpretare la realtà attraverso modelli mitici, entità umane o sovraumane che hanno potere di verità assoluta.
Le finalità didattiche del metodo autobiografico consistono nella messa in luce di stili, codici, funzioni comunicative, norme e regole di interazione per imparare a pensare: sperimentare il piacere e l’emozione di questa attività liberatoria, riabilitando la facoltà di pensiero, nell’attribuzione di senso e significato alla realtà (ermeneutica interpretativa), stimolando il potenziale cognitivo del soggetto.
Lo stile educativo del “formatore autobiografo” è caratterizzato: dalla capacità di ascolto non scadente nel lezionismo
dall’attività dialogica, evitando l’univocità dell’interrelazione comunicativa dalla facoltà e predisposizione a domandare e problematizzare per ottenere l’interscambio dialogico proficuo, nel confronto tra “diversità” intersoggettive.

Contenuti e metodologia

In questa tipologia di laboratorio, a base pedagogica, si è voluto impostare un lavoro creativo a livello cognitivo/apprenditivo ed anche con un particolare sfondo e richiamo didattico per l’impostazione e la metodologia di esecuzione dei contenuti, basati sul metodo di narrazione di sé, in forma prima orale e collettiva, di seguito più intimistica, scritta, sotto forma di diario, sia personale che ripartecipato tramite la lettura in classe reciproca e comunitaria. “L’uomo che non ritorna su quanto ha vissuto resta alla superficie di se stesso Non c’è esperienza nel puro accadere degli eventi” J. Thomas
Così il gruppo classe diviene una risorsa inesauribile ed imprescindibile a livello esperienziale di autonomia per ogni singolo elemento a livello didattico e interdisciplinare, sulla base del metodo cognitivo e metacognitivo autobiografico ed introspettivo, legato ad un discorso di pratica pedagogica più estesa a livello educativo che ritrova i suoi addentellati e retaggi nella pratica e cultura educativa militante a livello sociale di “pedagogia della memoria” o retrospettiva/introspettiva come cura e riappropriazione di sé, sulla base di un processo di auto ed eteroreferenzialità con l’altro da sé, il diverso, l’altrui differenza soggettiva, come veicolo alla riscoperta, alla conoscenza di sé, autostima, tramite un progetto multidisciplinare di “educazione interiore” e permanente. “L’educazione interiore, come contemplazione, meditazione, autoriflessione, lungi dall’essere soltanto una via ascetica, laicamente costituisce un programma che donne e uomini si sono sempre dati per ampliare pensiero ed intelligenza, per conoscere di più se stessi: attraverso l’esplorazione della loro autobiografia, una maggiore attenzione per la dimensione affettiva, lo sviluppo dell’immaginazione. Pedagogisti, insegnanti ed educatori hanno responsabilità e ruoli nelle attività di ascolto ed interpretazione delle esigenze più nascoste della mente, al fine di formare altri adulti con il compito di educare all’apprendere da se stessi ed a conoscersi, creando spazi e momenti per l’educazione al “sentirsi persone”.
Nei laboratori tenuti dalla sottoscritta si sono indagate essenzialmente delle tematiche argomentative comuni all’età dell’adolescenza, ma si sono verificate anche delle “trasposizioni”, delle “proiezioni” di progettualità nel futuro, in immedesimazioni verso molteplici e poliedrici “io futuri”. Attraverso l’utilizzo di mappe concettuali si sono ricavate le parole chiave, si sono sviscerati i concetti fondamentali relativi a determinati argomenti riguardanti a loro volta l’ampia gamma di eventi appartenenti alle esperienze di vita dell’essere umano, per esempio, oggi parliamo di:

GLI STATI D’ANIMO, I SENTIMENTI

Amicizia

Amore

Solitudine

Gioia

E si studia ed indaga, tramite un discorso interrogativo, dialettico, analitico a livello collettivo, d’insieme, coinvolgente il Gruppo Classe, che prevede anche la partecipazione interattiva dell’insegnante, uno tra i tanti “sentimenti” posti in campo d’analisi e di discussione, mettendone in evidenza “metafore”, “Luoghi comuni” “Ricordi personali o archetipi”, “collegamenti” ed ulteriori concetti ricollegati alla parola chiave

Poi per esempio si valutavano alcuni Continua Apicali (Jung) o Peak Experiences (Maslow) dell’esistenza:
Nascita
Morte
Vita
Fantasia/creatività
Gioco/avventura
Ogni ragazzo, dopo ampia discussione collettiva in classe e dopo aver steso in gruppo una mappa concettuale, attraverso una precedente tipologia di brain storming relativa all’argomento, sceglie alcune parole della mappa per rielaborarle ulteriormente sotto forma di testo creativo e di discorso, tramite i compagni e l’insegnante. Tale pratica sfocia in un elaborato scritto di un episodio relativo a degli eventi analizzati che hanno fortemente caratterizzato il passato dell’allievo o che semplicemente riaffiorano in modo istantaneo ed istintivo alla memoria, alla mente.
I laboratori sostanzialmente si basano e sottendono il loro focus educativo ed esperienziale sulla referenzialità reciproca della metodologia del racconto autobiografico relativo a determinati argomenti predisposti, prescelti sia dalla classe sia dall’insegnante “Nel momento relazionale dell’incontro tra chi è protagonista di una vicenda e qualcuno che si dimostra interessato ad essa subentra l’effetto di eterostima: il narratore si riconosce nelle parole altrui, di attenzione e conferma”. Di seguito si prosegue con la riscrittura su quaderno di tali eventi ed episodi riaffioranti dal ricordo evocativo ed introspettivo, tramite le abilità metacognitive del:

-rievocare (ricordare a voce, raccontando)

-commemorare (ricordare insieme)

-rimembrare (ricostruire riassemblare “membra” di eventi)

-rammentare (riportare alla mente)

-ricordare (riportare al cuore)

con metodologie di riflessione metacognitiva, che caratterizzano la vita passata, ma anche il futuro, la personale interiorità e progettualità che viene in questo modo riacquisita, recuperata, ripartecipata e riattualizzata per l’avvenire più recente o remoto. “La missione di questo insegnamento è di trasmettere non del puro sapere, ma una cultura che permetta di comprendere la nostra condizione e di aiutarci a vivere; essa è nello stesso tempo una maniera di pensare in modo aperto e libero”.

Educare all’interiorità

L’educazione interiore risale, da un’antica tradizione ascetica, agli sviluppi più recenti della psicanalisi. In pedagogia si è smarrita la dimensione che si rivolge allo studio e all’analisi dell’interiorità, dell’anima (in accezione junghiana) e di tutto quanto è recondito nelle istanze dell’inconscio. Attualmente le scienze dell’educazione volgono la propria attenzione ad una pratica dal retaggio remoto: l’autobiografia, quale libera e spontanea anamnesi della vita. L’autobiografia nasce come genere letterario, fino ad approdare, in chiave pedagogica, a molteplici sviluppi di carattere psicosociale, attraverso la considerazione ed analisi emotiva di storie di vita (biografie), giungendo a porsi all’attenzione accademica e ai più svariati esiti psicopedagogici, come chiave di espressione dell’interiorità e porta di accesso ad una dimensione nascosta dell’anima, per riscoprire quella dimensione più genuina, creativa e meditativa legata al mondo intrapsichico dell’immaginario.
L’educazione interiore non è soltanto un percorso ascetico e spirituale, ma quale pratica di contemplazione, meditazione e autoriflessione, costituisce, laicamente, un programma che uomini e donne hanno sempre intrapreso e perseguito al fine di sviluppare le potenzialità del pensiero introspettivo, per poi ampliare l’acume intellettivo, giungendo ad un contatto più stretto, ad un rapporto più viscerale e sentito con il proprio sé e creare, plasmare, un io più emancipato, maggiormente predisposto alle interrelazioni, sviluppando rapporti profondi e proficui con le persone. Attraverso l’esplorazione di un’autobiografia, ogni individuo che intraprende il percorso di conoscenza del proprio sé giunge a recuperare una maggiore attenzione per la dimensione affettiva di moti emozionali latenti e ad arricchire l’immaginazione creativa. Il testo si rivolge agli operatori sociali, agli educatori, agli insegnanti e a tutti quanti pongono alla base delle dinamiche educative l’importanza del ritorno a se stessi, del rimembrare degli eventi nell’introspezione, nella narrazione di sé e autobiografica, per creare nelle istituzioni, negli ambiti predisposti alla diffusione di cultura e alla pratica educativa, un ampio margine di riflessione, da parte di ogni individuo, sulla propria storia, l’esistenza, analizzando le vicende belle o tristi o dolorose, rivivendo frustrazioni affettive o gioie d’amore, ripercorrendo successi o insuccessi formativi ed emotivi, riscoprendo ansie, delusioni, felicità piccole e grandi e tutte le amenità del vivere quotidiano. Dunque questo stimolo culturale volto al recupero del proprio mondo interiore dovrà investire gli spazi della cultura e dell’educazione per creare molteplici agorà di riflessione, al fine di permettere alle persone di “sentirsi persone” di nuovo con la ripartecipazione di se stessi con gli altri. In contesti esistenziali dove prevale la logica schiacciante del pensiero unico con i miti del successo e dell’effimero, con il primato dell’economico, in metropoli che diventano lo specchio decadente di un ormai fatiscente capitalismo ed un erroneo progresso, occorrerebbe il rilancio del senso della polis e della piazza. Ma per ritornare a questo è giunto il momento di ripensarsi, riesplorare gli errori e le inquietudini di ogni singolo, per recuperare un senso collettivo e globale dell’essere in questo mondo.

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