Significativamente Oltre

CAPITALI E TALENTI

TUTTO DIPENDE DALLE SCELTE DEI LEADER

di Francesca Cattozzo

Essere dentro o fuori dalla competizione globale è piena responsabilità dei leader. Capitali e talenti per realizzarsi hanno bisogno solo di regole chiare, semplici e soprattutto certe.

In un’intervista a Francesco Caio ex McKinsey, ex A.D. Omnitel, ex Merloni, ex Cable&Wireless e attualmente Vice Presidente della banca d’affari internazionale Lehman Brother di Londra, il mensile Business People affronta il tema della fuga dei manager italiani all’estero.

In Italia è vissuto come un fatto “normale” che un manger o una persona di talento per potersi esprimere nel pieno delle proprie capacità e competenze e per crescere professionalmente se ne debba andare all’estero “with compliments” ai Paesi riceventi. Così hanno fatto anche Vittorio Colao, numero due mondiale della Vodafone; Claudio Costamagna ex responsabile della Goldman Sachs, e numerosi altri prima e dopo di loro.

“Capitali e talenti per realizzarsi nelle loro massime potenzialità” afferma Francesco Caio “hanno bisogno di regole chiare, semplici e soprattutto certe . Se queste regole vengono cambiate in corsa, è evidente che si insinua la sfiducia nella solidità del sistema che genera incertezza la quale è nemica della crescita economica e sociale di un Paese. E direi anche della crescita personale del singolo”.

Caio evidenzia anche il fatto che in Italia le persone non vengono valutate per il merito ed i risultati, ma – nel pubblico come nel privato- le selezioni e le collaborazioni si basano su processi di cooptazione dove vincono le relazioni sulle competenze. Il tutto a discapito della competitività del Paese e del sistema impresa italiano. “Io sono per una economia di relazione” continua Caio “che sulla base di criteri oggettivi e ruoli chiari e inviolabili, selezioni il migliore”.

leaderNel mix di cultura americana ed europea di Paesi quali l’Inghilterra o gli USA non importa chi sei e da dove vieni, importa cosa vuoi e quanto sei disposto a impegnarti per raggiungere il tuo obiettivo. Funziona una sorta di meccanismo fondato sulla condivisione di valori e obiettivi che permette a chiunque di mettersi in gioco per cogliere le opportunità che gli si presentano. Gli ingranaggi sono: la meritocrazia e il pieno apprezzamento, la chiara definizione dei ruoli, la continuità nella comunicazione interna ed esterna, l’orientamento al mercato e al consumatore.

Non a caso l’economista Kjell Nordstrom, uno dei massimi esperti mondiali di business intervenuto alla conferenza di ottobre “Creare richezza in tempi rivoluzionari”, organizzata a Bologna da Mind Consulting Italia, ha definito gli USA “una grandissima idea su un pezzo di carta”.

La Cina, dove Nordstrom ha lavorato per 7 anni, ha un tasso di espansione del 10-11% annuo. I numeri della Cina sono equivalenti a 4 volte quelli degli USA + 2 volte quelli del Giappone. In questa espansione senza limiti, l’Europa assomiglierà sempre più al Lussemburgo del mondo; per vedere l’Italia servirà un microscopio.

Nonostante questo gli USA non temono la Cina. Gli USA erano già negli anni ’20 tra i primi 3 Paesi più ricchi al mondo e ora mantengono il primato in numerosi settori: dai nobel, alle università, al settore del software e dell’intrattenimento. Il Prof. Nordstrom afferma con certezza che gli USA continueranno a dominare questi settori anche per gli anni venire. La grande idea sta nel far arrivare i migliori talenti da tutto il mondo, metterli nelle migliori condizioni operative, strapagarli e formare leader e manager in grado di saperli gestire e trattenere.

i nuovi condottieriLa medesima mossa la potrebbe fare qualsiasi azienda in Italia. Selezionare i migliori talenti per ogni ruolo e non i più vicini o i più parenti, coinvolgerli, motivarli, strapagarli e mettere fuori un’insegna: “SONO IL NUMERO UNO”. In fin dei conti questo è ciò che avviene già nello sport: le squadre di calcio per esempio, o quanto è avvenuto per un’equipaggio delle alpi svizzere che ha vinto l’American’s Cup – Alinghi.

Le aziende che ce la fanno oggi sul mercato sono quelle che prima scelgono “chi”, le persone giuste, e poi “cosa”, gli obiettivi da perseguire per sviluppare capitale.

Determinante nella scelta di un simile gioco applicabile nell’economia, come nella politica, nell’istruzione o nello sport è la figura del leader. Oggi la leadership dei grandi numeri internazionali non è più una posizione, ma è la scelta di questo tipo di gioco.

Ken Blanchard pensatore di spicco molto ricercato nel campo del management sostiene che “questa è la prima volta nella storia imprenditoriale, in cui oggi puoi essere fortissimo in quello che stai facendo, ma domani essere tagliato fuori”.

Una volta che si sceglie di essere dentro il gioco è necessario saperlo condurre usando le regole degli USA e dell’Inghilterra. Gli ingranaggi che fanno funzionare il meccanismo.

Paolo Ruggeri, Responsabile R&D di Mind Consulting nel suo best seller dal titolo “I nuovi condottieri” descrive molto bene la nuova responsabilità dei leader: “Sono i collaboratori a possedere oggi i mezzi di produzione più rilevanti nella creazione di ricchezza e ogni imprenditore e ogni manager, che lo voglia o no, si trova a fare i conti con questa nuova realtà profondamente diversa dalla realtà del passato. L’individuo acquista sempre più potere e libertà e anche i collaboratori alla pari dei nostri clienti, decidono se e come lavorare con noi in funzione della motivazione”

Gli individui di talento sono monopoli portatili con passaporti globali. Controllano il segreto della competitività, la risorsa più scarsa: la competenza. Manager e politici dovranno imparare come affrontare la gente che è libera di conoscere, andare, fare ed essere.

Francesca Cattozzo

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