Significativamente Oltre

AMBIENTE E INFRASTRUTTURE

Ambiente e Infrastrutture – Breve sintesi dei lavori del gruppo
di Luigi Restaino

L’analisi del Professor Ortolani sul cambiamento climatico è pienamente condivisibile. La principale causa delle variazioni climatiche sulla Terra è l’attività solare, solo in minima parte lo sono i fenomeni dovuti alla attività umana. Ad esempio, è ormai accertato, come anche il professor Vacca ha sottolineato in un recente convegno organizzato da Vision sul tema Energia ed ambiente, che la percentuale di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera è Conseguenza piuttosto che Causa dell’aumento climatico.
La riflessione conseguente porta a ridimensionare tutti gli allarmismi (presenti quotidianamente su TG e stampa). Ciò nonostante è Doveroso e Necessario occuparsi delle emissioni nocive per l’ambiente e per la salute (compresa, ma non solo la CO2), non tanto perché aumenta la temperatura (Falso) o si sciolgono i ghiacciai, etc… quanto perché è meglio vivere in un ambiente sano e pulito (si pensi ad esempio all’aria più pura in campagna o in alta montagna).
Da qui alcune linee guida politiche, quali la necessità di diminuire drasticamente il trasporto su gomma a favore di quello su rotaia (il trasporto su ferro ha un costo sociale: carburante, sanità, impatto ambientale, etc. pari ad un decimo del trasporto su gomma), ma anche di ottimizzare la rete di trasporti in generale, minimizzando i trasporti di merci (quali ad esempio la follia di camion che viaggiano per l’Europa per trasportare giacche in Romania solo per far tagliare delle asole!).
Discorso analogo per le motorizzazioni dei mezzi di trasporto (auto comprese): investire fortemente su motori non inquinanti, tipo idrogeno, o elettrico, per avere un doppio vantaggio, sia dal punto di vista industriale, ponendosi all’avanguardia in un settore a grande sviluppo futuro, sia dal punto di vista dell’ambiente ottenendo indubbi miglioramenti della qualità della vita.

Per quanto poi relativo alle fonti energetiche, occorrerà puntare decisamente su impianti per la produzione di energia, e produzione di calore, da fonti rinnovabili, quali il solare, il fotovoltaico, l’eolico, il solare termico, il geotermico, ecc…
Occorre incentivarne con politiche adeguate la ricerca, la divulgazione, la conoscenza e favorire gli imprenditori perchè investano su queste tecnologie.
E’ evidente che gli interessi economici in gioco sono rilevanti: dai produttori e distributori di petrolio, gas, alle multiutility pubbliche e private, ai GSE, ecc… Ma l’impegno deve essere quello di riuscire a superare gli interessi corporativi per il benessere dei cittadini.
Per quanto relativo poi al problema rifiuti:
Una proposta seria sarebbe fare in Italia una legge tipo la legge Toffler vigente in Baviera almeno dalla fine degli anni ’80.
La legge impone ai cittadini la raccolta differenziata, ma carica l’onere dello smaltimento o riciclaggio dei rifiuti alle aziende che li producono, in particolare con riferimento agli imballaggi che rappresentano gran parte dei rifiuti solidi urbani. Oggi noi paghiamo gli imballaggi con il prodotto che acquistiamo, ma poi ne paghiamo ancora lo smaltimento.
Se venissero utilizzati meno imballaggi o imballaggi più facilmente riciclabili, automaticamente avremmo una diminuzione del volume di imballaggi nei rifiuti ed una diminuzione dei costi di riciclaggio. In pratica l’onere dello smaltimento sarebbe inglobato nel prezzo del prodotto. Questo comporterebbe un disincentivo per i consumatori al consumo di imballaggi, con conseguente riduzione del carico sull’ambiente.
Mentre tutte le altre misure che incidono sulla raccolta sono competenza dei comuni (e infatti in Italia se ne vedono di tutti i colori!) una legge come la Toffler sarebbe di competenza del Parlamento e quindi presentabile immediatamente senza dover coordinare centinaia o migliaia di enti.
Infine il problema dell’Acqua.
Un articolo su repubblica di qualche giorno fa riportava a proposito del business delle acque minerali che si tratta di circa 3 Miliardi di euro di giro d’affari, di cui i 2/3 se ne vanno in costi per imballaggi (bottigliette PET di plastica) che vanno inevitabilmente smaltite a costo intero della società: perchè non ripristinare i vuoti. Acqua minerale in bottiglia di vetro con restituzione delle stesse al commerciante previo rimborso di una somma non troppo irrisoria (1 o 2 Euro).
Oppure riflettiamo sul fatto che comunque l’acqua l’abbiamo tutti al rubinetto di casa: quanta e quando ne vogliamo: costo circa 80 centesimi a metro cubo: (cioè 1000 litri). L’Acqua minerale invece costa in media al consumatore (cioè al supermercato) 250 euro a metro cubo: circa trecento (300) volte tanto!
Allora perchè le famiglie di oggi vanno a prendere l’acqua… al supermercato? non per una esigenza fisica come nello scorso secolo quando si andava alla fonte a prendere l’acqua con le otri, ma per un bisogno latente continuamente rivitalizzato dalla Pubblicità.

I produttori di acque minerali sono fra i maggiori investitori in pubblicità e fra i maggiori produttori di rifiuti: miliardi di euro in pubblicità, miliardi di euro in imballaggi, che potrebbero essere investiti meglio! E spesso succede che estraggono acqua da fonti che vanno a ridurre la portata degli acquedotti comunali, con grave danno per le comunità.
E’ questo circolo vizioso che va spezzato: Si noti ad esenmpio che i prezzi delle concessioni per estrazioni delle acque minerali sono irrisori (dell’ordine delle decine di migliaia di euro l’anno, a fronte di milioni di euro di fatturato per singolo brand).

L’acqua è un bene pubblico e come tale deve essere trattato.
Analogo discorso vale per il consumo del latte (e relativi impballaggi): Il latte portato fresco tutte le mattine dal lattaio in una bottiglia di vetro, la porta piena e ne prende una vuota. Totale: due bottiglie di vetro che non si buttano mai. In sostituzione anche i distributori sarebbero una ottima soluzione!
E’ forse il caso di ripensare al meccanismo del consumo impazzito.
Per fare ciò è necessaria una precisa volontà politica che superi le resistenze corporative introducendo meccanismi di disincentivazione progressivi.

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