Significativamente Oltre

UN PARTITO DEL FUTURO

di Andrea Scopetti

Spesso ci si chiede da dove nasca il Partito Democratico, quali sono le sue origine, quali le sue basi ideali culturali e storiche.
Nonostante sia convinto che il P.D. debba essere essenzialmente un soggetto nuovo che guarda al futuro con basi nel presente più che nel passato, ritengo che guardarsi indietro costituisca la “conditio sine qua non” per meglio capire la storia degli ultimi decenni e rendersi conto che la situazione attuale rappresenta il passaggio cruciale di un percorso con origini molto più lontane di quelle che comunemente si ritiene.
I cambiamenti di questo paese non hanno certo inizio negli anni duemila o negli anni novanta, non c’è dubbio che la fine degli anni ‘60 e gli inizi degli anni ‘70 hanno rappresentato per l’Italia un punto di svolta che ancora oggi necessita di studi e approfondimenti.
Sono anni caratterizzati da grandi movimenti di protesta e di lotte per ideali e diritti, da grandi conquiste civili: il referendum sul divorzio e più tardi l’approvazione della legge 194 (sull’interruzione della gravidanza) rappresentano ancora oggi uno dei momenti più alti della crescita sociale e politica del nostro paese.
Non c’è dubbio, però, che la forza che si portava dietro la generazione di quel periodo non riuscì a produrre le innovazioni sperate e con gli anni, purtroppo, andò spegnendosi subendo anche forti strumentalizzazioni.
Gli anni fine ‘70- inizi ‘80 rappresentano bene questa situazione: la stagione del terrorismo e l’inizio dei grandi cambiamenti politici.
La reazione dello Stato permette di vincere la guerra al terrorismo ma la politica non riesce a captare la spinta del cambiamento, con la conseguenza di un rafforzamento interno dell’apparato, ma soprattutto, con la costruzione di un sistema che alla fine supererà il lecito consentito.
Anche in questi anni, però, il paese riesce a dare l’ennesima prova di vitalità, esempio su tutti la bocciatura del referendum che chiedeva l’abolizione della legge 194, a riprova che quando i cittadini vengono chiamati a difendere e conquistarsi diritti di libertà e di democrazia la risposta che giunge è sempre molto attiva e partecipata.
La fine anni ‘80 e inizi ‘90 sono caratterizzati dal crollo del sistema su cui si basava il paese e dall’azzeramento di un’intera classe dirigente e di un intera struttura politica e partitica.
Da lì inizia la costruzione, ancora in atto e caratterizzata da mille incertezze, difetti e debolezze, di un nuovo sistema burocratico, democratico, politico e partitico.
Sono gli anni che vedono la crescita di una nuova coscienza civile che lotta per nuovi diritti: per la pace, per la difesa dell’ambiente, contro la fame nel mondo, contro le nuove forme di discriminazione e di intolleranza,.
Un movimento che vede insieme diverse generazioni, un fenomeno planetario forse più vasto di quello del ‘68.
La scommessa a cui siamo chiamati a lavorare oggi è quella di non perdere la forza innovatrice di questo movimento ma costruire, su questo, un sistema, politico e partitico, che sappia valorizzarlo offrendo soluzioni adeguate.
La transizione, di cui tanto si parla nel nostro paese, ha quindi tempi molto più lunghi di quelli che spesso si vuole far credere, è ormai qualche decennio che la politica è chiamata a dare risposte che non riesce dare.
Con tutto questo non intendo certo dire che le radici del P.D. possano trovarsi nel movimento del ‘68 o negli avvenimenti degli anni ‘70 e ‘80; probabilmente è sbagliato anche ricercarle nelle vicende seguite a tangentopoli e nei percorsi politici intrapresi successivamente.
La situazione del 1994, quando nacque il bipolarismo, è diversa rispetto a quella che ci troviamo ad affrontare oggi, così come la situazione mondiale, con cui dobbiamo fare i conti anche dopo il 2001, è profondamente cambiata.
Quello che penso è che il Partito Democratico che nasce oggi deve avere la forza del movimento del ‘68, deve valorizzare l’energia che questo paese ha profuso per la conquista di tanti importanti diritti, deve ricordarsi delle risposte che riuscì a dare negli anni ‘70 e ‘80 senza dimenticarsi di tutte quelle che non riuscì a dare, deve tenere sempre ben presente i gravi errori commessi tra la fine degli anni ‘80 e inizi ‘90.
Un Partito di giovani e di donne che, fondandosi sulla forza del grande movimento civile del nostro millennio, riesca a raccontare e far convivere l’esperienze di tutte le generazioni che hanno contribuito a fare la storia degli ultimi 40 anni.
Il Partito del confronto e dell’integrazione, il partito della partecipazione, il partito della democrazia attiva, il partito DEMOCRATICO.
Credo che questi siano concetti che possano rappresentare la base per formulare quelle risposte e quelle proposte innovative, riformiste e di sinistra che oggi in tanti attendono.
Oggi è necessario un partito che dia rappresentanza a tutti quelli che intendono contribuire a costruire una sinistra nuova che non sia impegnata soltanto a fare i conti con la propria storia ma, soprattutto, riesca a fare i conti con una nuova realtà, nuove difficoltà sociali, nuovi problemi globali, nuovi scenari mondiali.
Se riusciremo a fare tutto questo, tra qualche tempo, fugheremo ogni dubbio su derive moderate, progetti calati dall’alto, finte partecipazioni, scarsa rappresentanza democratica.
Riusciremo a far capire l’importanza di parlare una linguaggio nuovo che fugga da schematismi ormai vecchi e obsoleti.
Se tutto questo non riusciremo a fare saremo di nuovo costretti a raccontare, tra qualche tempo, dell’ennesima occasione persa e del fallimento a cui il nostro paese è andato incontro.
Nonostante la situazione non sia semplice e l’inizio di questo percorso non sia stato dei migliori, siamo in tanti a credere ancora nel successo dell’operazione e per questo non ci stancheremo di lavorare e di lottare.

Orvieto, 12 maggio 2007

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