Significativamente Oltre

ULTIMA CORSA

Si comunica ai signori viaggiatori che in partenza l’ultima corsa della giornata

di Aldo Perotti

Leggo della pioggia di polemiche seguite alle elezioni amministrative di domenica.
L’analisi del voto, come sempre avviene, risente della posizione delle varie parti in gioco.
Da una parte chi perde, è ovvio, “tiene”, oppure “limita i danni”, od anche “attendeva un simile risultato”. Dall’altra parte, chi vince “trionfa”, “sbaraglia”, “è maggioranza nel paese”, e cosi via dicendo.

Prodi, nell’intervista a LaRepubblica di stamani, difende a spada tratta il suo operato e scarica sugli alleati la quasi totalità delle colpe (incluse le polemiche sul futuro del PD). Ammette una sua responsabilità nel non essere riuscito ad imporre la sua linea e la sua volontà in molte occasioni e si ripromette si cambiare decisamente atteggiamento; il suo sembra infatti un out-out definitivo: “ Ma adesso basta. D’ora in poi cambia la musica. O si fa come dico io, o prendere o lasciare.” e poi ”Voglio uno spazio per governare davvero, e poi me ne andrò come ho promesso. Ma se non ho lo spazio per governare, me ne vado subito. A fare il Re Travicello proprio non ci sto.”

Ma cerchiamo di capire meglio le ragioni di quella che in media, pur tenuto conto delle singole peculiarità locali, ha tutta l’apparenza di una sconfitta per il centrosinistra; l’ago della bilancia infatti (sempre in grande equilibrio nel nostro paese) si è, numeri alla mano, spostato verso destra.
Le parole “delusione” prima e “protesta” poi sono probabilmente alla base del risultato che punisce la compagine governativa. Delusione delle enormi aspettative che aveva stimolato il centrosinistra in campagna elettorale e protesta per tutta le discrasie che quotidianamente si osservano. Come dimenticare la crisi del governo sulla politica estera, le divisioni sull’indulto, sui dico, sull’ICI,il tesoretto, il contratto degli statali e chi più ne ha più ne metta.

Se è vero, come è vero, che l’iniziativa di governo opera “per il bene del paese”, sembra proprio, che ognuno, all’interno della maggioranza, abbia una sua propria personale idea del bene del paese che sembra coincidere, guarda caso, con il bene esclusivo e prioritario di una determinata categoria, gruppo o classe, ritenuto essere (a torto o a ragione) il suo elettorato di riferimento.
Se in questo paese non si finisce di preoccuparsi di questa o quella categoria e non si definisce una posizione univoca, condivisa, irrevocabile, indiscutibile, su quello che è il bene del paese, non si potrà che continuare a scendere per quel crinale su cui la destra, assecondando l’involuzione di gran parte dell’occidente, ci ha purtroppo scaraventato.

Unica via d’uscita per il paese non può che essere proprio il discusso Partito Democratico.
Se anche dovesse venir meno la volontà delle attuali compagini dei partiti (troppo convinte che la conservazione delle loro posizioni di potere faccia parte de programma del futuro PD, il che non potrà e non dovrà essere), il Partito Democratico vedrà comunque la luce attraverso l’iniziativa spontanea, attraverso le associazioni ed i movimenti.
Certo è che la politica deve comprendere che questa è probabilmente l’ultima corsa per tutti, per la classe politica, per l’impresa, per i cittadini. O si sale ora sul treno del cambiamento con la consapevolezza che non sarà un viaggio facile per nessuno, specialmente per chi fino ora ha viaggiato in prima classe (a volte senza biglietto), o si rischia di esserne travolti con l’inevitabile montare dei conflitti sociali che una perdurante instabilità profila all’orizzonte.

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