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EUROPA ED AMERICA A CONFRONTO

Europa ed America a confronto su sviluppo – occupazione – euro – dollaro

L’America, a descrizione di molti, presenta attualmente un aspetto di fondo di tipo neo-liberista che procede a pieno regime sia per la produzione, la produttività, l’occupazione, la ricerca. L’Europa procede invece con una certa lentezza con la palla al piede di una rigidità del mercato del lavoro e dal peso delle prestazioni sociali più consistenti che oltre atlantico. Ma credo occorra fare qualche correzione rispetto a tali affermazioni.

Tenuto conto che l’Europa non ha la grande spesa militare degli USA, registra però negli ultimi tempi buoni successi nella ricerca ( per esempio nel campo spaziale e per quella cosidetta pura dove vantiamo il lavoro del CERN ). In buona sostanza il gap fra i due continenti è andato progressivamente ad assottigliarsi. C’è un ma però che differenzia la situazione ed è quello delle ore lavorate . Mediamente un cittadino americano arriva a più di 1800 ore all’anno mentre il cittadino europeo supera di poco le 1500.

Accanto a ciò dobbiamo aggiungere due politiche monetarie profondamente diverse:
quella europea è molto restrittiva e combatte fortemente contro temuti processi inflattivi, che in realtà sono ora molto attenuati.

L’altra è molto espansiva e combatte contro processi di temute depressioni.

Ovviamente in tale contesto la domanda interna in Europa è rallentata mentre in America la domanda interna viaggia a tutto vapore producendo l’impossibilità da parte dell’offerta di dare soddisfazione alla richiesta. Così facendo il disavanzo USA è però arrivato a cifre iperboliche ! Finora tale situazione è stata parzialmente riequilibrata dagli investimenti finanziari provenienti da tutto il mondo, tanto che il risparmio mondiale si è collocato nell’area americana con una percentuale altissima che supera di gran lunga quella di tutto il resto della terra. Tutto ciò ha realizzato una strano quadro che vede il paese più ricco e potente con il più grande debito nel mondo.

Ma dalla nascita di una moneta forte come l’euro le cose stanno lentamente cambiando.

La moneta americana ha cominciato a scendere di attrattiva rispetto all’euro.

Sino ad oggi non sembra che il governo degli Stati Uniti si sia agitato per questo andazzo monetario che potrebbe portare ad una fuga progressiva dal dollaro forse pensando che l’aumento delle esportazioni così prodotto riequilibri ancora il disavanzo. A mio parere si sta rischiando parecchio perché, permanendo il consistente divario fra domanda ed offerta interna americana ed un buco di bilancio di tali dimensioni, l’economia potrebbe tracollare. Diciamo quindi che il comportamento europeo sembra dare più sicurezze.

Se passiamo dall’economia agli aspetti sociali le opinioni diffuse sono in accordo su una progressiva disuguaglianza fra americani ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri , drammaticamente accentuata nell’ultimo periodo.

Ritengo così che quella americana sia una società piuttosto ingiusta sopratutto se guardiamo alla copertura sanitaria che lascia allo scoperto quasi cinquanta milioni di cittadini. Peraltro dobbiamo dire che la qualità delle strutture sanitarie è molto elevata ed altrettanto è quella dell’istruzione superiore a livello universitario. Credo tutto sommato che se dobbiamo fare una scelta fra modelli dobbiamo guardare, con prudenza, all’Europa dove democrazia e capitalismo sono rimaste distinte e capaci di realizzare ottimi compromessi. Inoltre l’Europa da circa 60 anni è pacifica e procede, anche se lentamente, verso un benessere abbastanza diffuso. Particolarmente importante è il ruolo che essa “potrebbe” giocare nei rapporti e nei conflitti fra Est ed Ovest. “Potrebbe” diventare una grande potenza mondiale non agressiva e democratica.

Purtroppo dico “potrebbe” perché i paesi che la compongono, pur con una bagaglio di storia, di cultura ma anche di sangue, non è ancora un soggetto politico ! Ha un grande mercato economico ma ancora da completare e la sua integrazione politica lascia vergognosamente a desiderare.

Sopratutto per questo cresce ad un ritmo inferiore a quello americano. Ha in mano una leva potente che si chiama euro ma non ha un governo federale. L’avvento dell’euro costituirebbe la base per completare il processo di integrazione economica e sociale e la base di partenza per quello politico federale.

Ma, c’è un enorme ma !!!

L’interesse dei cittadini europei è quello di vedere trasformato il Parlamento europeo, oggi ibernato, in un reale parlamento legislativo con le logiche competenze per una dimensione continentale, come per esempio la politica estera, la difesa, le grandi opere strutturali sia telematiche che fisiche come il superamento di tanti sistemi diversi, scaturiti dalla logica dei vecchi stati, e che trovano la loro validità solo nella loro interconnessione . L’interesse dei cittadini europei è quello di vedere trasformata l’attuale Commissione europea in un vero governo federale ed il cosidetto Consiglio europeo (dei primi ministri nazionali) in un vero senato eletto dai vari stati.

La mia accusa è precisa : niente di tutto ciò è avvenuto e l’opera di contrasto affinchè non avvenga è perseguita proprio dai primi ministri europei e da grande parte dei vertici delle organizzazioni partitiche:

La voglia di mantenere in certe competenze un potere, in realtà non più esercitabile a livello nazionale, supera l’interesse dei cittadini. Ed ecco il tentativo di una forma di confederazione, chiamata pomposamente costituzione, che per la verità non è che un trattato multilaterale di collaborazione rafforzato. Ed ecco perchè la gente è sempre più lontana dalla politica sentendosi tradita e la cosa produce di conseguenza confuse bocciature come quelle in Francia ed Olanda.

E’ mancato il salto di qualità per costruire gli Stati Uniti d’Europa e cioè l’Europa dei cittadini. Cosi saremo ridotti, probabilmente ancora per molti anni, in uno stato di nano politico, impossibilitato a muoversi adeguatamente in una situazione di grande instabilità ad accontentarci di una “zona di libero scambio”(come vuole l’Inghilterra) che non può portarci a realizzare pienamente un progetto economico di grande potenza in concorrenza o collaborazione con gli Stati Uniti d’America, la Russia, l’India e la Cina. In tali condizioni politiche è sperabile che la nascita del P.D. in Italia possa dare una scossa al sistema e porre un piccolo mattone alla ricostruzione morale del sistema europeo.

Riccardo Sani – Trento

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