Significativamente Oltre

ELEZIONI FRANCESI E PD

di Francesco Grillo

Sarkozy e le note della marsigliese intonate a Place de la Concorde; il sorriso meraviglioso, la determinazione di Ségolène nel dibattito televisivo come momento più bello della campagna elettorale; ma prima di loro la Merkele, Zapatero, Blair (anche se ad un passo dall’addio). Non c’è più ormai un solo Paese europeo che non abbia profondamente rinnovato la propria classe dirigente politica. Ed il fantasma del cambiamento, di una modernizzazione che supera le categorie della Sinistra e della Destra si aggira potente per l’Europa.
Con una eccezione però. Quella del Paese più bello del mondo che si ritrova come prigioniero di un incantesimo. Come nella “Bella addormentata nel Bosco”, dove non solo la principessa ma l’intero villaggio si è come pietrificato e dopo dieci anni tutte le persone e i personaggi sembrano essere rimasti uguali a se stessi. Immobili nello stesso posto, intenti nella stessa azione. Persino le rughe nel paese addormentato sembrano meno feroci che altrove.
Ma qualcosa sa cambiando. C’è il rischio che sia la solita trovata pubblicitaria che dura lo spazio di un paio di mesi. O forse per sopravvivenza e disperazione, il villaggio si sta veramente rassegnando all’idea che per svegliarsi non può aspettare un principe azzurro che all’orizzonte non si riesce proprio a vedere.
La nascita del Partito Democratico (o dovremmo forse dire la cerimonia di chiusura dei Partiti dei Democratici di Sinistra e della Margherita) è stata, finora, l’evento politico meglio riuscito dell’anno. E non solo dal punto di vista della comunicazione.
In particolar modo il congresso dei Democratici di Sinistra segna un abbandono vero. Il distacco da una tradizione, da una consuetudine organizzativa e da un gruppo di valori che non poteva non essere difficile e che è stato visibilmente vissuto con sofferenza sincera.

Hanno rinunciato sia i DS che la Margherita a punti di riferimento che ne hanno definito –anche se sotto nomi che sono cambiati numerose volte – l’identità per decenni. È un rischio vero quello che entrambi i gruppi dirigenti hanno deciso di correre. Una innovazione autentica anche se i suoi contorni devono ancora essere definiti.

Si capiscono i motivi della svolta: la totale crisi della politica, la domanda di chiarezza e di novità da parte degli elettori. Del tutto incerti però sono – come è stato notato – gli approdi e le rotte della nave che ha preso il largo.

E tuttavia, proprio per questi motivi, sono convinto che la nascita del Partito Democratico apra una opportunità importante. Bisognerà, infatti, definirne gli obiettivi, le agende, probabilmente i valori. Forse persino una ideologia, o perlomeno, una visione del mondo che accomuni quella parte della società che in questo partito si riconoscono.

Di fronte a questa sfida non basterà fondere le due visioni, quella di derivazione cattolica e quella socialista, marxista. E ciò perché quelle due visioni fondibili, riducibili l’una all’altra non sono. Teoricamente, allora, quattro appaiono le possibilità: far prevalere l’agenda di sinistra ma così si perderebbe nel tempo l’elettorato moderato andando dritti verso il fallimento del viaggio; far vincere quella moderata e però in questa maniera si otterrebbe il risultato opposto e lo stesso esito finale; far finta che siano sufficienti ipotesi programmatiche come quella proposta dall’Unione alle ultime elezioni, dimenticandosi però che quella appunto era la piattaforma programmatica di una coalizione e non il manifesto di un partito che necessariamente deve poter contare su un senso di appartenenza di livello molto più alto; infine, riconoscere l’inadeguatezza delle famiglie politiche, delle categorie del passato e cominciare ad elaborare una interpretazione del mondo, a costruire strumenti di governo del tutto nuovi. Partendo dall’ammissione che sia davvero una discontinuità (tecnologica, economica) radicale quella che la politica del futuro deve capire e affrontare.

Mai come in questo caso sembrerebbero coincidere le necessità del consenso, della sopravvivenza di un certo sistema di potere, con le ragioni della riflessione strategica finalizzata a proporre soluzioni a problemi complessi. E ciò apre opportunità per iniziative indipendenti, coraggiose, serie come Vision. Se un pezzo così rilevante della politica italiana decide di lasciare il proprio porto per avventurarsi in un percorso mai tentato prima, significa che al cambiamento non c’è più quasi davvero alternativa.

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