Significativamente Oltre

L’ APPELLO DI NAPOLITANO PER L’UNIONE EUROPEA

L’appello di Napolitano rivolto a portare avanti l’integrazione europea

di Tommaso Visone – Società Aperta Giovani

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita ufficiale al Parlamento europeo, ha pronunciato, al centro dell’Aula di Strasburgo, un deciso discorso concernente la necessaria ripresa del processo d’integrazione europea mediante l’entrata in vigore del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, firmato a Roma il 29 ottobre 2004.

L’allocuzione presidenziale ha fatto perno su tre specifici temi: uno identitario, uno storico ed uno politico-programmatico.

Per ciò che riguarda il primo tra questi (quello identitario), si può constatare come il Presidente abbia più volte fatto riferimento al suo passato come parlamentare europeo ed al suo senso di appartenenza nei confronti di questa prestigiosa istituzione.

Lo stesso Presidente del Parlamento europeo ha introdotto il Capo di Stato italiano ricordando il suo ruolo da membro parlamentare attivo e rispettato ed il suo impegno come guida della Commissione Affari Costituzionali del parlamento stesso.

Allo stesso tempo, facendo perno su questa comune esperienza con i parlamentari presenti, Napolitano ha colto l’occasione per ricordare all’assemblea che quel che unisce noi tutti è appunto il senso dell’appartenenza all’Europa come patrimonio comune di valori e di idee, di tradizioni e di speranze, e come progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico e istituzionale che possa far fronte alle sfide dell’epoca in cui viviamo e del prevedibile futuro.
L’accento, nel proseguire del discorso, è stato posto sul compito propulsivo del Parlamento europeo in quanto tale che ha il fine di rafforzare l’europa unita, collegando ad esso ed alla sua missione futura l’apporto dell’europeismo italiano, con un esplicito richiamo alle figure di De Gasperi e Spinelli, artefici in modo differente di quel precipuo anelito italiano all’ideale europeista.

L’uso volontario da parte di Napolitano della tematica identitaria ha un significato preciso, in quanto il Presidente sottolinea con essa l’esistenza dell’idea d’Europa nell’evolversi stesso della vita politica delle comunità nazionali europee che, grazie alle scelte di una serie di personaggi ed istituzioni tra cui egli stesso, ha reso impossibile parlare di un futuro politico nel continente senza comprendere in esso la scelta, ormai fattasi costituente/costitutiva (quindi identitaria), per l’Europa Unita.

Passando alla seconda tematica caratterizzante l’intervento si nota che il come ed il perchè delle passate scelte identitarie è stato delineato da Napolitano mediante un’approccio storico, ovvero secondo una chiarificatrice esposizione diacronica del cammino delle istituzioni europee e delle istanze da sempre legate a questo divenire.

Infatti il Presidente ha detto che in effetti, già  a partire dal grande fatto nuovo dell’elezione, nel 1979, del Parlamento europeo a suffragio universale, la strada della parlamentarizzazione e della costituzionalizzazione dell’Unione era apparsa una prospettiva obbligata, al fine di rafforzare le basi democratiche del processo d’integrazione, di garantire i diritti e le possibilità  di partecipazione dei cittadini. In quel senso si mosse il Parlamento europeo approvando il 14 febbraio 1984 e precisamente 23 anni fa il Progetto di Trattato che istituiva l’Unione europea.

Quel Progetto elaborato e discusso per impulso di Altiero Spinelli purtroppo non divenne Trattato; e nonostante il lungo e non infecondo cammino successivo, spesso ispirato alle proposte dello stesso progetto Spinelli, rimasero aperte molte questioni, e ne sorsero di nuove.

Continuando secondo questa identificazione storica delle problematiche ha aggiunto, alludendo al cammino percorso negli ultimi anni : così, quando al momento della firma del deludente Trattato di Nizza, i governi convennero sulla necessità di affrontare i grandi temi dell’avvenire dell’Europa e di aprire un vero e proprio processo costituente, il Parlamento si impegnò fino in fondo a dare il suo contributo, collaborando alla ricerca di soluzioni soddisfacenti di fronte agli interrogativi indicati nella Dichiarazione di Laeken del dicembre 2001.

Ovvero, seguendo la lucida argomentazione di Napolitano, risulta evidente come il motivo fondamentale per il quale si è giunti all’elaborazione del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa è da ricercarsi nelle stesse, oggi improcrastinabili, esigenze politiche che i paesi dell’Unione coltivavano da tempo ed alle quali non era stato possibile dare una risposta condivisa prima del compromesso raggiunto con il Trattato firmato nel 2004.

Infatti quest’ultimo fu un testo lungamente meditato e discusso. Il risultato fu certamente un compromesso, ma non di basso livello: si trovò un terreno d’incontro tra punti di vista diversi, ciascuna parte anche il Parlamento europeo sacrificò in qualche misura le sue richieste e proposte, pur di giungere a un’intesa che facesse comunque avanzare la causa dell’unità  e dell’integrazione europea.

Il compromesso del Trattato viene dunque posto al centro del discorso stesso di Napolitano come importante esito di un processo storico volto ad affermare l’inequivocabile bisogno politico di un’Europa Unita. Da questo delicato e fondamentale accordo del 2004 prende il via l’idea politica affermata dal Presidente.

Quest’ultima (che sarebbe la terza tematica del discorso) risulta chiara e decisa nelle seguenti parole: se nel complesso il Trattato costituzionale ha costituito un felice punto d’incontro, va ricordato che in un buon compromesso si tengono insieme sia l’accoglimento di certi punti di vista sia la rinuncia ad altri. Non lo si dimentichi nel momento in cui si parla di rimettere le mani sul testo del 2004 : nessuno può pensare di spostare a vantaggio delle proprie tesi l’equilibrio del compromesso raggiunto.

Aprire un nuovo negoziato può significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero, avviare un confronto dai risultati e dai tempi imprevedibili. Diciotto dei ventisette Stati membri hanno ratificato il Trattato, in rappresentanza di 275 milioni di cittadini europei : essi meritano rispetto per aver mantenuto l’impegno sottoscritto a Roma.

Si dispiega conseguentemente, nel discorso del Capo di stato italiano, un precisa volontà politica: non è in alcun modo nè consigliabile, nè possibile, la modifica del testo del 2004 che, viste le ratifiche ottenute, dovrà  andare avanti, nell’interesse dell’Unione stessa. Il vero risultato da perseguire da parte dell’Europa sarà dunque, secondo questo spirito, l’entrata in vigore del testo in questione entro il 2009.

Per fare questo si dovrà , sempre secondo Napolitano, tenere conto delle ragioni che hanno spinto alcuni cittadini a rifiutare il trattato attraverso lo strumento referendario e ottenere il contributo di quell’amica Francia che potrebbe dare un apporto decisivo per il superamento dell’attuale impasse europea.

Non è infatti più possibile per Napolitano attendere, rimanendo con l’attuale quadro istituzionale, in quanto è decisivo per l’Unione dotarsi di istituzioni più forti delle resistenze opposte da quegli Stati membri che restano più chiusi nella difesa di anacronistiche prerogative e di velleitarie presunzioni nazionali.

Il senso della proposta è tutto racchiuso nel monito finale che il presidente espone con forte intensità : Il mio vuol essere, partendo da ciò, un appello al senso di responsabilità e alla volontà politica di tutti coloro che hanno ruoli di guida nei nostri paesi. Nessuno ignora la portata delle nuove minacce, sfide ed opportunità  che sono dinanzi a noi.

L’Europa potrà incidere sulle relazioni internazionali e sullo sviluppo globale, potrà  ritrovare slancio e dinamismo e potrà  contare nel mondo, solo se rafforzerà  la propria coesione e unità , dotandosi rapidamente “ come Unione “ delle istituzioni e delle risorse necessarie.

L’alternativa , dovremmo saperlo, è un drammatico declino del ruolo di tutti ( si rammenta la forza con la quale il presidente ha pronunciato questo tutti) i nostri paesi, del ruolo storico del nostro continente.
Lasciatemi ripetere le parole con cui Jean Monnet concluse le sue memorie nel 1976: Non possiamo fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento. Trent’anni dopo, quelle parole sono ancora più vere, suonano come un assillo a cui non si può più sfuggire.

Riassumendo, il principio del discorso presidenziale esposto attraverso queste tre strade, per come qui lo si è colto, risulta il seguente: visto che l’Europa non scende dal cielo, sarà  necessario un rinnovato impegno politico affinchè i suoi cittadini e le sue forze politiche, attraverso lo strumento del Trattato del 2004, si spendano ancora una volta, nel solco della grande tradizione europeista, per imboccare l’unica possibile via per il futuro, la via dell’Unità .
Lo stesso principio che, non a caso, si incontra in un vecchio motto: La via da percorrere non è facile nè sicura. Ma deve essere percorsa e lo sarà !(A.Spinelli).

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